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Cherogene
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Il mwawcherogene (o mwbakerogene) è una miscela di mwbqcomposti chimici mwbgorganici che costituiscono una porzione della materia organica nelle mwbwrocce sedimentarie.cite-ref-1[1] È insolubile nei normali mwdasolventi organici a causa dell'enorme mwdqpeso molecolare (più di 1.000 mwdgdalton) dei composti costituenti. La porzione solubile è nota come mwdwbitume. Quando è riscaldato alle giuste temperature nella mweacrosta terrestre (mweqfinestra del petrolio ca. 60–160 mweg°C, mwewfinestra del gas ca. 150–200mwfa °C, entrambe dipendenti dalla rapidità con la quale la roccia madre è riscaldata), alcuni tipi di cherogene liberano mwfqpetrolio o mwfggas naturale, che sono particolari mwfwcombustibili fossili. Quando tali cherogeni sono presenti in alta concentrazione in rocce come gli mwgascisti formano possibili mwgqrocce madri. Gli scisti ricchi di cherogeni che non sono stati riscaldati ad alta temperatura per liberare i loro idrocarburi potrebbero formare depositi di mwggscisto bituminoso.

Il nome "cherogene" fu introdotto dal mwhachimico organico scozzese Alexander Crum Brown nel mwhg1912.cite-ref-elsevier-2-0[2]cite-ref-hutton-3-0[3]

Contents

Tipi
Tipo I
Tipo II
Note

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Formazione del cherogene

Alla morte di alcune specie di materia vivente, come mwkgdiatomee, mwkwplancton, mwlaspore e mwlqpollini, la mwlgmateria organica comincia a subire una decomposizione o degradazione. In questo processo di mwlwdisgregazione (che è fondamentalmente l'inverso della mwmafotosintesicite-ref-4[4]), i grandi biopolimeri delle mwngproteine e dei mwnwcarboidrati cominciano un processo di demolizione parziale o totale della catena polimerica. I risultanti blocchi di peso molecolare inferiore, possono combinarsi insieme per formare nuovi mwoapolimeri definiti mwoqmwoggeopolimeri. Questi geopolimeri sono i precursori del mwowcherogene.

La formazione dei geopolimeri in questo modo spiega i grandi mwpqpesi molecolari e le diverse composizioni associate al cherogene. I geopolimeri più piccoli sono gli mwpgacidi fulvici, i geopolimeri intermedi sono gli mwpwacidi umici, e i geopolimeri più grandi sono le Humine. Quando la materia organica è depositata contemporaneamente al materiale geologico, la successiva mwqqsedimentazione e la progressiva mwqgsepoltura o il mwqwsovraccarico forniscono una pressione e un gradiente di temperatura significativi. Quando i geopolimeri sono sottoposti a pressioni mwrageotermiche sufficientemente elevate per mwrqtempi geologici sufficientemente lunghi, cominciano a subire una serie di peculiari cambiamenti che li può portare a diventare cherogene. Tali cambiamenti sono indicativi dello stadio di maturità di un particolare cherogene.

Questi cambiamenti includono la perdita di mwrwidrogeno, mwsaossigeno, mwsqazoto e mwsgzolfo, che porta alla perdita di altri mwswgruppi funzionali che promuove un'ulteriore mwtaisomerizzazione e mwtqaromatizzazione associate a profondità o interramento crescenti. L'aromatizzazione poi consente un ordinato mwtgimpilamento molecolare in lamine, il che a sua volta aumenta la densità molecolare e le proprietà di mwtwriflettanza vetrinitica, nonché cambiamenti nella colorazione delle spore, che vanno tipicamente dal giallo all'arancione, al marrone e infine al nero al crescere della profondità.cite-ref-5[5]

Composizione

Poiché il cherogene è una miscela di materiale organico, piuttosto che una specifica sostanza chimica, non gli si può attribuire una formula chimica. In realtà la sua composizione chimica può variare distintamente da un campione all'altro. Il cherogene dal deposito di olio bituminoso della Green River Formation del mwwaNord America occidentale contiene elementi nelle proporzioni mwwqcarbonio 215 mwwg : mwwwidrogeno 330 mwxa : mwxqossigeno 12 mwxg : mwxwazoto 5 mwya : mwyqzolfo 1.cite-ref-elsevier-2-1[2]

Tipi

Il cherogene mwaalabile degrada per formare gli mwagidrocarburi pesanti (ad esempio mwawpetroli), il cherogene mwbamwbqrefrattario degrada per formare gli idrocarburi leggeri (ad esempio mwbggas naturale), il cherogene mwbwmwcainerte forma la mwcqgrafite.

Un diagramma di Van Krevelen è un esempio di classificazione dei cherogeni, in cui essi tendono a formare gruppi confrontando i rapporti dell'idrogeno con il carbonio e dell'ossigeno con il carbonio.cite-ref-6[6]

Tipo I

• Contenente alginite, materia organica amorfa, mwfacianobatteri, mwfqalghe di acqua dolce e mwfgresine di piante terrestri
• Rapporto mwgaidrogeno:mwgqcarbonio > 1,25
• Rapporto mwgwossigeno:carbonio < 0,15
• Mostra grande tendenza a produrre rapidamente idrocarburi liquidi
• Deriva principalmente da mwhgalghe lacustri e si forma soltanto in laghi mwhwanossici e in parecchi altri ambienti marini insoliti
• Ha poche strutture mwiqcicliche o mwigaromatiche
• Formato principalmente da mwjaproteine e mwjqlipidi.

Tipo II

• Rapporto idrogeno:carbonio < 1,25
• Rapporto ossigeno:carbonio da 0,03 a 0,18
• Tende a produrre una miscela di gas e petrolio
• Parecchi tipi:

• Sporinite: formata dai rivestimenti di mwlwpollini e mwmaspore
• Cutinite: formata dalle mwmwcuticole di piante terrestri
• mwnqResinite: formata dalle resine di piante terrestri e da quelle della decomposizione animale
• Liptinite: formata dai mwoalipidi di piante terrestri (molecole mwoqidrofobe solubili nei solventi organici) e di alghe marine

Hanno tutti grandi tendenze a produrre petrolio e sono tutti formati da lipidi depositati in condizioni mwowriducenti.

Tipo II – zolfo

• Simile al tipo II ma con alto tenore di mwpwzolfo.

Tipo III

• Rapporto idrogeno:carbonio < 1
• Rapporto ossigeno:carbonio da 0,03 a 0,3
• Il materiale è compatto, e assomiglia al mwrqlegno o al mwrgcarbone
• Tende a produrre carbone e gas (ricerche recenti hanno mostrato che il cherogene di tipo III può effettivamente produrre petrolio in condizioni estreme)
• Ha bassissimo contenuto di idrogeno a causa degli estesi sistemi ad anello e aromatici

Il cherogene di tipo III è formato da materiale di piante terrestri che manca di mwsglipidi o materiale ceroso. Si forma dalla mwswcellulosa, il mwtapolimero mwtqcarboidrato che forma la struttura rigida delle piante terrestri, dalla mwtglignina, un polimero non carboidrato formato da unità di fenil-propano che lega insieme le stringhe di cellulosa, e dai mwtwterpeni e composti mwuafenolici della pianta.

Tipo IV (residuo)

• Rapporto idrogeno:carbonio < 0,5

Il cherogene di tipo IV contiene perlopiù materia organica decomposta sotto forma di mwvqidrocarburi policiclici aromatici. Non hanno potenziale per produrre idrocarburi.

Origine del materiale

Materiale terrestre

Il tipo di materiale è difficile da determinare ma si possono notare parecchi modelli evidenti.

• I materiali oceanici o lacustri spesso soddisfano le classificazioni dei cherogeni di tipo III o IV.
• I materiali oceanici o lacustri depositati in condizioni anossiche spesso formano cherogeni di tipo I o II.
• La maggior parte delle piante superiori di terra produce cherogeni di tipo III o IV.
• Alcuni mwxgcarboni contengono cherogene di tipo II.

Materiale extraterrestre

• I mwygmeteoriti di mwywcondriti carbonacee contengono componenti simili al cherogene.cite-ref-7[7] Si pensa che tale materiale abbia formato i mw0apianeti terrestri.
• Anche nelle mw0gnuvole e nella polvere interstellari intorno alle mw0wstelle sono stati rilevati materiali cherogenici.cite-ref-8[8]

Note

cite-note-11. mw3gmw3wmw4aOilfield Glossary, su mw4qglossary.oilfield.slb.com. mw4gURL consultato il 15 ottobre 2011 mw4w(archiviato dall'mw5aurl originale il 3 giugno 2012).
cite-note-elsevier-22. mw6gTeh Fu Yen, George V. Chilingar, mw6wmw7aOil Shale, Amsterdam, Elsevier, 1976, p.mw7q 27, mw7gISBNmw7w 978-0-444-41408-3. mw8qURL consultato il 31 maggio 2009.
cite-note-hutton-33. mw9wAdrian C. Hutton, Sunil Bharati e Thomas Rob, mw-amw-qChemical and Petrographic Classification of Kerogen/Macerals, in mw-gEnergy Fuels, vol.mw-w 8, n.mw-a 6, Elsevier Science, 1994, pp.mw-q 1478-1488, mw-gDOI:mw-w10.1021/ef00048a038.
cite-note-44. M. E. Tucker, mwaqqSedimentary Petrology, An Introduction. Blackwell, Londra, 1988, p. 197. ISBN 0-632-00074-0
cite-note-55. R. Kudzawu-D'Pherdd, mwaqkThe Genesis of Kerogen, a write up in Petroleum Geochemistry - (EASC 616), Department of Earth Science, mwaqsUniversity of Ghana-Legon, 2010 mwaq0(inedito).
cite-note-66. mwaremwarimwarmEsempio di un diagramma di Van Krevelen, su mwarqsearchanddiscovery.net.
cite-note-77. T. Nakamura, mwarg"Post-hydration thermal metamorphism of carbonaceous chondrites" mwarkArchiviatomwaro il 13 gennaio 2009 in mwarsInternet Archivemwarw. (PDF), mwar4Journal of Mineralogical and Petrological Sciences, 2005, volume 100, p. 268. Consultato il 1º settembre 2007
cite-note-88. R. Papoular, mwasi"The use of kerogen data in understanding the properties and evolution of interstellar carbonaceous dust" mwasmArchiviatomwasq il 27 settembre 2007 in mwasuInternet Archivemwasy. (PDF), mwasgAstronomy and Astrophysics, 2001, volume 378, pp. 597-607. Consultato il 1º settembre 2007

Voci correlate

• mwaswAsfaltene
• mwataTolina
• mwatiRoccia madre

Collegamenti esterni

• mwaty(EN) European Association of Organic Geochemists, su eaog.org.
• mwatg(EN) mwatkOrganic Geochemistry (rivista)